L’Approccio Centrato sulla Persona


Uno dei sentimenti più gratificanti che io conosca, ed una delle esperienze che meglio promuovono l’altra persona, sorge nell’apprezzare un individuo nello stesso modo in cui si apprezza un tramonto. Le persone sono altrettanto belle quanto i tramonti se io li lascio essere ciò che sono

(Carl Rogers, 1980)

Ho scelto di specializzarmi secondo l’Approccio Centrato sulla Persona fondato da Carl Rogers perché mi sono sempre sentita scomoda nelle relazioni asimmetriche in cui c’è qualcuno che dà indicazioni e qualcun altro che le segue; banalmente perché penso che le stesse indicazioni (e soluzioni) non possano andare sempre bene per tutti. Durante la mia formazione, nel lavoro e anche nella vita quotidiana, mi è capitato spesso di pensare che le stesse cose sarei riuscita a farle bene, e forse meglio, se avessi avuto la possibilità di farle a modo mio.

Non nego che in certi momenti non abbia avuto il desiderio di avere qualcun altro (magari in quel momento più lucido di me) che mi desse la soluzione quasi magicamente; però se mi guardo indietro non posso che concludere che le soluzioni che per me hanno funzionato sono sempre state quelle che alla fine sono uscite da me (magari anche con l’aiuto di qualcuno che mi ha aiutata a vedere più chiaramente le cose ma che non si è messo al posto mio); altre soluzioni che si erano rivelate quasi magiche su altri su di me sono state un disastro.

Carl Rogers aveva una gran fiducia nelle persone e nella loro possibilità intrinseca di auto regolarsi e auto realizzarsi secondo il proprio modo di essere. Il disagio nasce, secondo Rogers, nel momento in cui il nostro modo di essere viene in qualche modo ritenuto da noi sbagliato e, per paura di perdere le nostre figure di riferimento importanti (che quando siamo bambini sono i nostri genitori ma crescendo diventano anche i nostri amici, il nostro partner, i nostri colleghi) prima ci convinciamo di essere sbagliati e poi ci adattiamo a richieste esterne; e il tutto spesso avviene senza che ce ne accorgiamo. E’ proprio in queste fasi che un equilibrio si rompe; da una parte c’è una persona con i suoi desideri, le sue emozioni e il suo modo di leggere glie eventi, dall’altro lato c’è un mondo esterno che dice alla persona che il suo modo di essere è sbagliato e che il modo giusto è un alto (ma la persona può non sentirlo suo). Questa situazione di incongruenza genera disagio perché pone le persone davanti a una scelta: scegli di ascoltare te stesso con il rischio di deludere (e quindi perdere una figura di riferimento) o scegli di assecondare la richiesta di una figura importante rinunciando a te stesso?

I percorsi psicologici sono pensati per rimettere in modo nella persona il suo vero modo di essere così da scegliere strategie di vita più adatte al proprio benessere.