Il Business-focused Inventory of Personality per l’analisi del bisogno formativo ed il coaching aziendale.


Il coaching è uno strumento utile e prezioso nelle aziende.

Da molti anni ormai tale pratica è utilizzata dal coach per supportare i membri di un’azienda a raggiungere uno specifico risultato.

La formazione ed il coaching, una volta assieme riescono a produrre un cambiamento reale nelle organizzazioni; il problema delle grandi strutture è però che difficilmente è possibile affiancare a ciascun lavoratore un coach; sarebbe una spesa decisamente elevata. Il processo di coaching, inoltre, non è istantaneo e raramente le problematiche degli individui si risolvono in un singolo intervento, il coaching ha costi non indifferenti i se avviene su larga scala.

La necessità del Business-focused Inventory of Personality è emersa quando in un’azienda del nord Italia di dimensioni medio grandi mi è stato richiesto un intervento formativo e di coaching su una divisione commerciale formata da 156 persone.

La fase iniziale di indagine e di raccolta di informazioni nel percorso di coaching è una parte molto delicata e complessa. E’ la fase in cui si acquisiscono informazioni sul coachee (il cliente) e nella quale si intesse la fiducia che consente la nascita di una relazione. La fase in cui diventiamo una base sicura (come direbbe bowlby) per colui che ci proponiamo di aiutare.

Il Business-focused Inventory of Personality è entrato on gioco nella fase preliminare, la più complessa appunto.

Le modalità operative sono state le seguenti: è stato somministrato il test per via telematica a ciascuno dei dipendenti dell’azienda interessanti alla formazione ed il coaching. Ovviamente è stato specificato che i risultati non sarebbero stati divulgati e non erano funzionali ad assessment, selezioni o valutazioni di sorta. Risulta ovvio che nessuno avrebbe risposto serenamente se anche solo ci fosse stato il sospetto che il materiale fosse stato inviato all’azienda. In questo caso specifico una scarsa serenità sarebbe corrisposta ad una scarsa affidabilità dei risultati.

Nel giro di pochi giorni abbiamo acquisito molte informazioni su ciascuno dei lavoratori dell’azienda.  I test  sono stati un aiuto importantissimo in quanto lo strumento forniva una conoscenza approfondita di molti aspetti del coachee. Il tempo impiegato per acquisire informazioni nel processo di coaching è stato così  ridotto all’osso in quanto lo strumento forniva un profilo affidabile del soggetto. Tale conoscenza abbatteva le fisiologiche tempistiche della fase preliminare in quanto c’era una base forte di partenza. Anche il soggetto si sentiva rapidamente capito e “conosciuto” dal coach e ciò mitigava quelle fisiologiche resistenze che solitamente si hanno quando si parla con uno sconosciuto.

L’effetto è stato dirompente. In un’ora di coaching venivano presi in considerazione aspetti dell’individuo che sarebbero stati impensabili senza l’utilizzo del test. Ciò ha consentito quindi di eseguire il coaching all’intero gruppo di lavoratori riducendo al minimo le tempistiche ed i costi.

Sul piano formativo il test è stato utile soprattutto nell’analisi del bisogno formativo. Nella situazione specifica risultava fondamentale creare un metodo al quale i commerciali dovevano approcciarsi. Una sorta di protocollo al quale ogni figura commerciale potesse riferirsi. In effetti l’utilità della formazione in questo contesto era elevata. Molti dipendenti, anche di esperienza pluriennale, erano a digiuno anche dei concetti base legati della  comunicazione.

I risultati del Business-focused Inventory of Personality sono stati utili anzitutto per fare una progettazione mirata del corso. Lavorare sulle lacune era il punto di partenza per rendere il corso maggiormente attinente al target, non solo in una prospettiva globale, ma anche parziale. Le aule erano di fatto formate da 15 discenti ciascuna ed avevano peculiarità profondamente diverse fra loro. L’utilità di un corso scarsamente tarato sul target è relativa: i contenuti “bucano” molto meno e la parabola di apprendimento è disastrosa.

La sensazione dei discenti è stata quindi quella che il corso fosse stato appunto progettato sulle loro reali esigenze, non quelle presunte. Da parte mia, in qualità di docente, avevo già prima di entrare in aula, una cognizione delle caratteristiche del gruppo al quale facevo formazione. Gli effetti sono stati una customizzazione integrale del corso con ottimi risultati riscontrati nelle settimane successive.

 

 

 

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